Il ciclo della violenza e la sindrome della “rana bollita”
Le dinamiche invisibili del ciclo della violenza imprigionano le sue vittime in silenzio, come una rana non percepisce l’acqua che bolle. Immaginiamo un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota una rana. Il fuoco sotto la pentola è acceso, e quindi l’acqua si riscalda lentamente. Dopo un po’ diventa tiepida, ma la rana, trovandola piuttosto gradevole, continua tranquillamente a nuotare. Dopo qualche minuto la temperatura sale ancora e la rana si rilassa, e, pur trovando il liquido meno gradevole di prima, continua a non spaventarsi. L’acqua adesso è davvero troppo calda e la rana si è indebolita, non ha la forza di reagire. Sopporta e non fa nulla mentre la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana muore bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° sicuramente sarebbe balzata subito fuori dal pentolone. Quando una persona subisce violenza, non se ne accorge immediatamente. È come se la vittima fosse immersa nell’acqua che piano piano si riscalda. Solo quando l’acqua è ormai bollente, la vittima si rende conto del danno, ma è ormai troppo tardi per fuggire. Molti pensano che una relazione violenta sia facile da riconoscere: un partner che aggredisce fisicamente, urla e sfoga rabbia incontrollata. Ma la realtà è molto più complessa. Il ciclo inizia con piccole manipolazioni, gesti che potrebbero sembrare innocui in un gioco di controllo psicologico sottile con attacchi di rabbia non giustificati o minacce velate. Nessuno accetterebbe la violenza, ma la gradualità a cui viene sottoposta la vittima la rende piano piano ammissibile, normale. Il ciclo della violenza può coinvolgere chiunque, indipendentemente da posizione sociale o personalità. Eppure, non tutti si rendono conto di esserne vittime fino a quando non è tardi. Uno degli errori più comuni è quello di giudicare le vittime come se fossero responsabili della violenza subita. Le persone, anche donne, tendono a pensare che, se fossero state al loro posto, se ne sarebbero andate subito. Non bisogna mai aspettare che la situazione prenda il sopravvento. Se in una relazione si avverte un malessere, un’insoddisfazione, una sensazione che non si riesce a spiegare, bisogna confrontarsi subito con qualcuno di esterno alle dinamiche, un esperto, un centro antiviolenza, un consulente o un gruppo di sostegno. Non bisogna aspettare che il danno diventi irreparabile.
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