Perché l’uomo vuole viaggiare
Chi non ha mai sognato di prendersi un anno sabbatico per girare il mondo? Una di quelle avventure che, comunque vadano, rimarranno per sempre nella mente e nel cuore di ognuno di noi. Piazze eleganti, antichi palazzi, torri e campanili che svettano ovunque e spunti per realizzare il sogno di tante, tantissime persone che amano visitare e scoprire non solo i luoghi ma anche usi e costumi della gente che abita quel posto. Viaggiare ti cambia la vita. E secondo voi quanto fa bene viaggiare? Aumenta la fiducia in sé stessi e fa superare le nostre paure. Viaggiare è una terapia molto potente perché fa un lavoro di introspezione molto intenso che aiuta a ritrovare se stessi. Andare in un posto che entusiasma e intimidisce allo stesso tempo è un ottimo modo per rafforzarsi mentalmente e a livello emozionale. Perché l’uomo vuole viaggiare? E’ una domanda che mi sono posto tante volte. Si viaggia per sfuggire alla noia del quotidiano, ma anche per il bisogno di “staccare la spina”, per comunicare con gli altri e per desiderio di conoscenza. Viaggiare offre l’opportunità di sfuggire allo stress e alla routine quotidiana. Le persone spesso cercano una pausa dalla vita di tutti i giorni, e il viaggio rappresenta un modo per rilassarsi e ricaricare le energie, tutto questo fa parte della crescita personale. Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita. Viaggiare quindi spesso porta cambiamento. Il viaggio rende aperti a nuove cose, quindi alle novità in generale. Il viaggiare migliora la memoria, la chiarezza mentale e la pazienza. Questo può essere un modo molto utile per superare momenti difficili, quindi risulta evidente che i viaggi contribuiscono alla qualità della vita, con un impatto positivo in diversi ambiti come quella sociale, familiare, lavorativa, spirituale, culturale. Tali esperienze, contribuiscono alla soddisfazione in vari ambiti della vita e di conseguenza anche alla soddisfazione complessiva della stessa. Tutto questo comporta una disponibilità a mettersi in gioco, ad affrontare l’ansia dell’imprevisto e dell’ignoto che ogni viaggio, anche quello più organizzato o vicino, porta con sé. Proprio per questo, aprirsi alla possibilità di viaggiare ed esplorare può aumentare la sicurezza in se stessi, il senso di autoefficacia e la propria flessibilità. Faccio un piccolo esempio che può capitare. Immaginiamo di aver organizzato un viaggio a basso costo in Portogallo, arriveremo in una città, ci fermeremo due giorni, prenderemo un pullman per spostarci in una città vicina e dopo altri due giorni faremo ritorno a casa. Ecco che, durante una colazione tranquilla prima del pullman, convinti che la fermata sia a 5 minuti di cammino, scopriamo che in realtà le indicazioni fornite sul cellulare risultano scorrette e ci serviranno quindici minuti per raggiungere il punto di ritrovo. In un attimo la nostra mente ci porta a dire, perderemo il pullman. Che fare in queste situazioni? Da esempi come questo possiamo intravedere le potenzialità di uscire dal proprio posto sicuro e di esporsi a situazioni nuove, che però implicano necessariamente una quota di rischio. Per concludere, ognuno di noi è diverso e può trarre giovamento da esperienze differenti, ma prendere una pausa dalla quotidianità e visitare luoghi diversi da quello in cui si vive sembra apportare benefici a livello di qualità di vita. Quindi che il desiderio sia quello di rilassarsi o di esplorare, vale la pena sfruttare la possibilità di viaggiare e arricchire se stessi di nuove esperienze.
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